La Mia Prima Idea: Aprire una Pensione per Cani&Gatti

Correva l’anno 2017, avevo appena scoperto di essere incinta e avevo la fortuna di trascorrere la mia gravidanza in congedo: dal momento che il mio ufficio si trovava molto lontano da casa (circa 100km), i medici avevano infatti preferito lasciarmi subito in maternità.

Oltre alla mia bimba nella pancia, avevo quindi ricevuto un altro regalo prezioso: del tempo disponibile, ed io ero determinata nello sfruttarlo al meglio.

Proprio la distanza casa-lavoro e il tipo di attività soggetta a mille trasferte e continui imprevisti, mi avevano fatto riflettere sul fatto che mai sarei potuta tornare a quella vita una volta diventata mamma.

Ero davanti ad un bivio, cambiare vita o semplicemente trovare un altro lavoro più tranquillo dopo la maternità. Non avevo le idee chiare e per questo ho deciso di sfruttare il tempo che avevo per esplorare un po’ cosa mi sarebbe piaciuto fare per conto mio.

La Pensione per Cani e Gatti

La prima idea di un business indipendente che mi era venuta, consisteva nell’aprire una pensione per cani e gatti. Non essendo una esperta del settore, ma solo una grande appassionata di animali, mi sono messa a studiare le attività di quel tipo già avviate, le loro caratteristiche, i servizi offerti e i prezzi.

Ma vediamo tutto nel dettaglio:

Step #1

Per ogni pensione oggetto di studio la prima domanda che mi facevo era “ci lascerei Cipi?” e di conseguenza “Perché sì? Perché no?“. Da qui scaturiva automaticamente una lista di pro e contro di ogni attività. Dalla lista dei pro estraevo le caratteristiche che avrei voluto distinguessero la mia pensione dalle altre. Ad esempio: da alcune ho preso l’idea di disporre delle gabbie sia al coperto che in giardino, da altre lo spunto di gabbie di diverse misure (dalla standard alla suite), da altre ancora l’idea di un servizio taxi per andare a prendere e riconsegnare i pelosi a domicilio.

Insomma ho rubato “il meglio” da ogni situazione per costruire la mia pensione ideale.

Ho ripetuto questa ricerca per i dieci esercizi più noti della mia città (Brescia) e delle province vicine come Bergamo, Cremona, Mantova, Milano, Pavia.

Step #2

Una volta definite le caratteristiche principali ho iniziato a lavorare sui dettagli. Ad esempio: numero gabbie esterne, numero gabbie interne, capienza della struttura, numero ospiti al mese…

Dopo di che, ho cercato di fare un piano di quello che mi sarebbe potuto servire sui diversi fronti, come: attrezzature, impianti, cibo e accessori per animali, personale, utenze, licenze, affitto.

A questo punto mi sono impegnata nell’eseguire una stima quantitativa, provando a dare un prezzo alle varie voci facendo delle simulazioni.

Come si fa? Facendolo proprio come se lo si dovesse mettere in piedi davvero. Ad esempio: una volta deciso il numero gabbie, quante grandi e quante piccole e una volta studiata la normativa che regola le dimensioni delle stesse, mi sono fatta un’idea di quanto sarebbe dovuta essere stata estesa la struttura da affittare/comprare.

Mi sono quindi messa su internet alla ricerca di una cascina/capannone con le caratteristiche necessarie e ho preso nota dei prezzi di vendita o affitto. Sono anche andata in giro nelle zone della campagna bresciana per vedere se c’era qualche cascina da ristrutturare e ho stimato i costi per sistemarla.

Ovviamente avrei dovuto ripetere la stessa analisi per le altre voci di spesa ma mi sono fermata per tre motivi:

  • Mi sembrava davvero molto complesso per me che ho sempre lavorato da dipendente buttarmi in questa moltitudine di nuovi problemi e di nuove situazioni. Mi sembravano davvero troppe cose fuori dal mio controllo e dato che avrei fatto tutto da sola, senza un socio, e per di più con una bambina piccola, ho avuto timore che l’impresa fosse più grande di me.
  • Calcolata una stima di massima del capitale da investire, ho riscontrato che la somma era considerevole. Ammesso di disporre del capitale necessario (avevo appena venduto la mia casa di Milano), avrei avuto il coraggio di rischiare tutti quei soldi? E se non avessi combinato nulla? Con che coraggio avrei guardato Alice e Claudio dicendo “ho buttato nel cesso tot mila euro”?
  • Per ultimo c’è un motivo più futile, ma che comunque ha un senso nell’equilibrio familiare. Avrei dovuto lavorare sempre d’estate. Per me fare le vacanze fuori stagione non è mai stato un problema, anzi mi sono sempre offerta volontaria in ufficio per coprire l’estate e fare le vacanze nei momenti “morti” (meno gente, meno casino, prezzi più bassi). Ma chi avrebbe portato al mare mia figlia? Non avrei certo potuto farle saltare due settimane di scuola a novembre tutti gli anni e mi sarei sentita in colpa a tenerla a Brescia al caldo tutte le estati della sua infanzia a causa del mio lavoro.

Accantonato questo progetto ho iniziato a studiare, con tanto di business plan, una nuova idea: l’apertura di un locale tipo piadineria/hamburgeria in zona università qui a Brescia.

Una volta conclusa anche questa analisi ho realizzato che stavo azzardando troppo e che sarebbe stato più responsabile, almeno in un primo momento, buttarsi in una attività ad investimento zero e, così facendo, ho scoperto che si può fare veramente di tutto.

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Conclusioni

Tirando le somme: non seguire l’esempio di quelli che dicono “vorrei aprire una gelateria” ma poi non approfondiscono alcun aspetto…

  • dove? in città, in periferia…? Boh
  • quanto grande? abbastanza da consumare al tavolo, piccola che si prende il gelato e via…? Boh
  • che tipo di clientela vuoi attirare? Studenti universitari, coppiette, famiglie…? Boh
  • che tipo di gelati vuoi vendere? Classico fragola e limone, gusti più ricercati tipo cheese chacke e pan di stelle, cose strane tipo gelato al basilico e alla cipolla? Boh
  • vuoi vendere solo gelato? O anche crepes, granite, ghiaccioli…? Boh
  • vuoi fare tutto da solo o pensi di assumere personale? Boh

Ecco, questi non sono imprenditori, questi sono sognatori (o forse kamikaze).

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